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Papa Francesco evangelizza cosi


Cercare e trovare Dio in tutte le cose Papa Francesco nei suoi interventi è molto sbilanciato sulle sfide dell’oggi. Durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro ha avuto queste espressioni: <<Dio è reale se si manifesta nell’oggi>>;<<Dio sta da tutte le parti>>. Il Papa riconosce che Dio è nel passato, perché è nelle impronte che ha lasciato, ed è anche nel futuro, come promessa, ma il Dio “concreto” è oggi. Per questo le lamentele su come va il mondo non aiutano a trovare Dio, ma finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa un ordine inteso come pura conservazione, difesa. Nell’intervista rilasciata a Civiltà Cattolica afferma che «Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa». Pertanto incontrare Dio in tutte le cose non è una scoperta empirica. Piuttosto l’evangelizzatore lo incontra nella brezza leggera avvertita da Elia, in un atteggiamento contemplativo. Il segno che si è in questo buon cammino è quello della pace profonda, della consolazione spirituale. 

Frontiere da abitare
Le cose rivelano che la proposta di fede è una fede-cammino, una fede storica. Dio non si è
rivelato come una somma di verità astratte, ma si è rivelato come storia. Non bisogna portarsi
la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci. Addomesticare le frontiere significa limitarsi a parlare da una posizione distante, chiudersi nei laboratori. Sono cose utili, ma la riflessione deve sempre partire dall’esperienza. La frontiera è opzione, è scelta spirituale dell’evangelizzatore che sa di vivere il Vangelo in terra straniera anche nella sua stessa terra, dove non ci sono sicurezze, dove non si conosce in anticipo il risultato. Vivere come evangelizzatori di frontiera è vivere come un ponte tra la comunità cristiana e coloro che non si sentono parte di essa, per essere voce per loro e loro voce per la Chiesa. La frontiera rilancia immediatamente all’evangelizzatore l’attenzione alle periferie. Optare per le periferie è seguire colui che non morì al centro della città, ma fuori le mura. Optare per le periferie è scegliere il deserto dove non si vedono frutti immediati, dove l’insuccesso è più normale del successo.

Evangelizzare in ginocchio
Rimane vero per papa Francesco che senza il rapporto costante con Dio la missione diventa mestiere. Il rischio dell’attivismo, di confidare troppo nelle strutture, è sempre in agguato. E più la missione chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il cuore deve essere unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore. Qui sta il segreto della fecondità pastorale di un discepolo del Signore. Gesù manda i suoi senza «borsa, né sacca, né sandali» (Lc 10,4). La diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone, né dal prestigio dell’istituzione, né dalla quantità di risorse disponibili. Quello 03 che conta è essere permeati dall’amore di Cristo, lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, e innestare la propria vita nell’albero della vita, che è la croce del Signore.

Ricevere forza da Dio
Dalla croce deriva la forza dell’evangelizzazione. Noi siamo chiamati ad aprirci sempre di più all’azione dello Spirito Santo, a offrire tutta la nostra disponibilità per essere strumenti della misericordia di Dio, della sua tenerezza, del suo amore per ogni uomo e per ogni donna, soprattutto per i poveri, gli esclusi, i lontani. E questa per ogni cristiano, per tutta la Chiesa, non è una missione facoltativa, ma un fatto essenziale. Come diceva san Paolo: «Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, ma un dovere: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). La salvezza di Dio è per tutti. Cristo Gesù tiene per mano ed è importante lasciarsi guidare da Lui. Questo vale più di qualsiasi calcolo. Si è veri evangelizzatori lasciandoci guidare da Lui. Questo lasciarsi guidare da Gesù porta alle sorprese di Gesù. Si può pensare che l’evangelizzazione si debba programmare a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti secondari. La comunicazione della fede si può fare soltanto con la testimonianza e questo è l’amore.